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Intervista a Sara Munari

Scritto da il 22 febbraio 2012 in Interviste - 460 letture
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Sara Munari (www.saramunari.it), oltre ad essere fotografa e docente per Obiettivo Reporter, ricopre il ruolo di curatrice per un ciclo di mostre che è partito a Gennaio 2012 in collaborazione con OR e Photographers. Si tratta di una serie di esposizioni personali di fotografi italiani e non, alternate a collettive di un massimo di 3 fotografi, che verranno selezionati tra i partecipanti dei vari bandi indetti da Photographers e Obiettivo Reporter. Una figura poliedrica, con un unico filo comune: la fotografia. 

Dopo due anni di ISFAV a Padova, sono tornata in Lombardia, a Lecco, dove ho aperto “La Stazione Fotografica”, studio, galleria per esposizioni fotografiche e corsi. Parallelamente ho iniziato a insegnare, prima a Lecco come docente di tecnica fotografica, successivamente all’Istituto Italiano di Fotografia a Milano, dove invece insegno comunicazione visiva da circa 5 anni. In tutto ciò porto avanti altre iniziative come workshop, letture portfolio e seminari, oltre che ovviamente la mia attività da fotografa.

Il ricoprire diverse mansioni professionali, l’essere multitasking, è un’attitudine molto attuale.

Per me l’importante è riuscire a continuare a fare le mie mostre, continuare a leggere di fotografia, scriverne pensieri e se tutte queste cose si possono unire in un unico lavoro che mi permetta di vivere di fotografia, ben venga!

Come ti relazioni invece con la fotografia editoriale, ovvero la stampa, le agenzie, le redazioni? Ti interesserebbe intendere la fotografia da un punto di vista puramente commerciale?

Mi interessa e credo anche che sarei portata. Quello che mi frena è che il mio desiderio è quello di tornare a dare un’identità alla figura del fotografo. Io vorrei essere chiamata non come una fotografa vista come semplice “esecutrice”, piuttosto che un’agenzia o una redazione, mi chiamasse perché sono Sara Munari e quindi ha il desiderio di sviluppare un progetto insieme o comunque commissionarmi un lavoro che acquisti valore perché realizzato da me e quindi con il mio stile e la mia visione delle cose. Scelgo te come autore, perché solo tu hai quello stile e solo tu potresti spiegarmi questa situazione in un modo diverso dagli altri.


Quindi non solo editoria…

No, anzi ho iniziato a insegnare praticamente subito dopo la scuola, in più riuscivo a esporre, vendere dei pezzi, ho realizzato due libri..piano piano hanno cominciato a chiamarmi perchè, l’insegnare comunicazione visiva, mi ha introdotta sicuramente alla parte teorica della fotografia. Quindi ho cominciato facendo letture portfolio, poi conferenze, scrivere introduzioni alle mostre ed il tutto si è evoluto fino alla curatela. Non ho una qualifica in particolare per farlo, c’è gente plurilaureata che conosce benissimo la materia e avrebbe molto da dire, io posso dire di essere molto spontanea, guardo le foto e dico quello che penso.Tutto quello che faccio è comunque dettato dalla mia curiosità. Mi piacerebbe molto che un fotografo che, per esempio, volesse esporre sotto la mia curatela mi chiedesse di guardare le sue foto, di “criticarle” nel senso di dire quello che esprimono secondo me e quello che mi trasmettono.


Quale messaggio vuoi che arrivi all’osservatore delle tue foto?

Che nella mia vita mi sono divertita. Che c’ero e che quello che ho fatto non ha lasciato indifferente me e chi ci si è avvicinato! Così come serve a me, vorrei che la mia fotografia incuriosisse chi la guarda.

Prospettive future?

Quello che mi auguro e che spero è di riuscire a realizzare tra  un libro composto solo dai miei scatti migliori, perchè ogni foto ha una storia da raccontare. Per adesso sto cambiando lo studio, una volta fatto quello voglio continuare a fotografare e viaggiare. Se devo pensare ad un desiderio è qualcuno che mi accompagni in questo girovagare.

 


Beppe Bolchi, Sara Munari (in veste di curatrice) e Marco Toldi (direttore di Obiettivo Reporter) all'inaugurazione della mostra "Città Senza Tempo" di Beppe Bolchi

Beppe Bolchi, Sara Munari (in veste di curatrice) e Marco Toldi (direttore di Obiettivo Reporter) all'inaugurazione della mostra "Città Senza Tempo" di Beppe Bolchi